Mezzane e i Lessini

Una lunga ricerca ha portato Graziano sulle alte colline di marna della Valle di Mezzane. Una vigna panoramica a circa 500 metri che coglie il respiro dei Monti Lessini, il comprensorio prealpino della provincia di Verona. Terre bianche derivanti dalla fusione della roccia calcarea e dell’antica argilla e sabbia marina.

La Morandina è collocata su pietrisco e scisti affioranti che avvolgono i tronchi della vigna e la accompagnano in profondità alla ricerca della sorgente della vita. L’acqua, preserva la pianta e le garantisce apporti minerali indispensabili per l’ottenimento di vini di alto profilo organolettico e di eleganza espressiva. Sono terre incontimante, un tempo di boschi e prati. Terreni poveri, poco fertili, dove la vita fatica a crescere e svilupparsi.

La resa di uva è naturalmente molto bassa e, questo, accentua il valore strutturale dei mosti e dei vini. Ecco dunque il significato della scelta di Graziano di adottare un’agricoltura biologica che non alteri quell’eccezionale equilibrio stabilitosi nella storia.

Uve nere Valpolicella
logicamente ... bio

Dal vigneto La Morandina provengono le uve tipiche veronesi per la produzione dell’Amarone. Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta.

Da vigne piantate a guyot ad alta densità, circa 7000 ceppi per ettaro per 40 hl/ettaro di resa, Graziano coglie i grappoli spargoli che poi approderanno all’appassimento.
Le terre della Morandina sono definite da Graziano “la nuova Borgogna”.

L’elevata composizione calcarea e la marna affiorante sono i principi attivi fondamentali per l’ottenimento di vini molto fini ed eleganti, dotati di buona freschezza e media struttura, con ph bassi che li rende idonei a lunghi affinamenti.

La Corvina dona il valore della spezia e della ciliegia, il Corvinone la struttura glicerica e la freschezza vibrante, la Rondinella il frutto delicato e la gentile componente floreale, l’Oseleta il colore intenso e i tannini robusti.

Quelle della Morandina sono le terre nnuove della Valpolicella, più aspra, elevata e fredda. Ideali per una viticoltura moderna. Perfette per una pratica agronomica biologica.

Da questa terra così austera nascono uve con un corredo aromatico molto ampio per vini dotati di una spiccata bevibilità.

Energia della vigna

È il filo conduttre di tutta la produzione della Valpolicella del vigneto biologico La Morandina. La forza minerale e il calore della spezia nera intrisa di pepe della Corvina.

Le pietre affioranti di marna gialla dettano al vino l’eleganza dei profumi e una finezza floreale che eleva la pulizia olfattiva complessiva dei prodotti. La tensione del frutto è del tutto evidente a partire dal Valpolicella Superiore e si concretizza in dolci sensazioni di densa confettura nell’Amarone.

L’altitudine dei vigneti e le fresche brezze dei Monti Lessini garantiscono la lenta maturazione delle uve e l’arricchimento delle componenti aromatiche, in particolare della spezia: il pepe, in tutte le sue evoluzioni di colore e forza espressive. Tannini adatti all’affinamento e valori di acidità sempre al di sopra della norma garantiscono longevità e prodotti che aumentano la sua pregevolezza col tempo.

È il valore aggiunto di questo terroir unico e così fortemente identitario e naturale.

Monteforte e l'Alpone

L’antico borgo di Monteforte d’Alpone si erge su una piccola collina dominata dal maestoso duomo. Accanto al paese si eleva un piccolo cono vulcanico alla cui sommità poggia la piccola pieve di Sant’Antonio. Dall’altra parte scorre il torrente Alpone che raccoglie le acque dei monti orientali Lessini e taglia la valle sino alla sua sommità a Bolca. Sono terre antiche dove un tempo regnava un mare caldo tropicale. Fondali corallini e una molteplicità di pesci coloratissimi.

Le colline tutto attorno nell’Eocene erano piccolo vulcani sommersi che eruttavano di continuo lave che si raffreddavano ed accumulavano nei fondali. Quella fu l’origine dei grandi suoli dove oggi è piantata la vigna di Graziano. Montegrande, Foscarino, Froscà, Monte Croce, Sant’Antonio, Ponsara, sono la testimonianza vivente di quel tempo antico. 20 ettari circa di proprietà sui cru più prestigiosi della zona classica.

E tutta la forza di quella natura oggi si sprigiona nei vini di Graziano donando forza minerale e complessità aromatica. Vini profumati ed eleganti che contraddistinguono l’unicità e la straordinaria affinità di questi antichi basalti per le uve della Garganega e del Trebbiano di Soave.

Le uve bianche del Soave

I suoi grappoli dorati hanno ammantato le colline nere delle terre di Soave e Monteforte. E’ l’espressione autentica della storia e la tradizione vitivinicola veronese.Ha accomagnato l’infanzia di Graziano ed è stata il leit motiv di tutta la sua vita.

La Garganega, dai suoi grappoli talvolta generosi, talvolta esili e spargoli. Un connubio tra la terra e la storia. Coltivata un tempo con il sistema del tendone ha ottenuto la sua vera innovazione nell’azienda di Graziano dove è stata sperimentata per la prima volta come pergoletta e, come tale, ha ottenuto il suo ingresso nella DOCG del Recioto di Soave. Viene definita un’uva neutra ma sui suoli basaltici delle colline di Monteforte e Soave, riceve tutta la forza e l’eleganza di una natura antica con complesse sensazioni di frutta esotica e di fiori bianchi, di drupa gialla e di spezie calde ed amabili.

Sono uve che mantengono un elevato valore di acidità e offrono lunga vita al vino in bottiglia. Hanno buccia coriacea e sono ideali per l’appassimento.
Sviluppano i profumi di nocciola e raccolgono tutta l’identità dei cru di provenienza.

Alla Garganega Graziano ha affiancato un ettaro di Trebbiano di Soave. Una scelta voluta per mantenere viva la tradizione viticola di questo territorio.
La volontà di non stravolgere l’identità antica del Soave.

Emozioni in giallo

Sono le componenti aromatiche che accompagnano tutti i vini di Garganega e Trebbiano di Soave della produzione di Graziano Prà. Eleganza di un frutto con tonalità esotiche. Finezza minerale con elementi floreali di fiori bianchi costanti in tutti i cru di provenienza. Ogni vigneto eleva una sua componente costante che identifica ogni vino.

Accurate tecniche estrattive delle componenti nobili della Garganega durante le fermentazioni riescono a conferire una straordinaria complessità degli elementi di piacevolezza nel vino Staforte. A Graziano va dato il merito di aver sposato, per questo vino, l’uso della tecnica del batonage per i vini bianchi in vasche d’acciao.

Un sistema che lo ha reso un vino di riferimento nella denominazione. L’uso di legni pregiati francesi per i cru più prestigiosi come il Colle Sant’Antonio e il Monte Grande, viene considerato da Graziano un elemento fondamentale per dare ancora più valore alla forza dominante dell’uva. Una ricerca di equilibrio che non deve mai sfociare in uno stravolgimento di quella che è l’identità tracciata dal frutto.

Piuttosto un tocco di eleganza in più e di stabilità per lunghi e pregiati affinamenti in bottiglia.